Destiny 2: Forsaken, Bungie va alla ri-conquista dei suoi giocatori

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di Dario Marchetti

Giocare a Destiny è come innamorarsi di una donna bellissima e imprevedibile, geniale ma sregolata, con troppi alti e bassi per dare vita a una relazione stabile. Solo che ogni volta che la lasci, quella riesce a riconquistarti con la promessa che sì, vedrai tesoro, stavolta funzionerà. Anche perché ridendo e scherzando (e sborsando), l’universo online creato da Bungie ha già spento quattro candeline, con due giochi base e sette espansioni, tra cui l’ultima Forsaken (I Rinnegati, qui in Italia). Alla quale è stato affidato l’arduo compito di risollevare le sorti di un gioco che, con Destiny 2, aveva fatto molti, troppi, passi indietro.

Che Forsaken non la mandi a dire lo si capisce dai primi minuti, con scene di intermezzo realizzate in gran parte col motore di gioco (e non più solo coi filmati), dialoghi ancora più pungenti (sia benedetto Nathan Fillion) e la morte del più amato tra i personaggi del cast. Forsaken vuole rimettere al centro noi giocatori, che negli ultimi tempi abbiamo dovuto fare i conti con le tante storture del gameplay e di un sistema di progressione frustrante e cervellotico. E Bungie ci crede così tanto che, in maniera inaspettata, per la prima volta dà voce anche al nostro personaggio, rimasto irrimediabilmente muto per i quattro anni passati e ora in cerca di vendetta per il compagno caduto in battaglia. Vendetta da consumare in pieno stile Kill Bill, con una lista di otto cattivoni ben caratterizzati da far fuori prima di arrivare all’antagonista principale. Una modalità storia che, diciamolo, per concretezza e originalità, è la migliore vista fino ad ora.

Ma le novità di Forsaken sono tantissime, grandi e piccole. Due nuove zone da esplorare, l’aggiunta dell’arco tra le armi, nove supermosse inedite (una per sottoclasse), un nuovo, spettacolare e diabolico Raid, le missioni da sei giocatori che sono il fiore all’occhiello di Destiny, e Gambit (Azzardo, qui in Italia), una modalità che mescola lo scontro tra giocatori con la caccia ai mostri, una bella, bellissima ventata di freschezza per un comparto pvp rimasto ultimamente al palo. E poi decine e decine di minuscole modifiche, dai menu rivisti alla gestione rinnovata di equipaggiamenti e potenziamenti, che migliorano di molto la “quality of life” di chi passa centinaia di ore al mese in questo mondo.

Bungie ha persino reinserito nel gioco la “lore”, cioè quell’insieme di brandelli di storia che vanno ad arricchire, seppur in maniera criptica, l’universo di gioco, ora comodamente consultabili da un menu, come fu per il Grimorio del primo Destiny. Insomma Forsaken sembra davvero aver segnato una netta cesura col passato, così come fece l’espansione The Taken King nel 2015. Che non è solo contenutistica, visto che Activision sembra aver rivisto anche le modalità con le quali accederanno a futuri nuovi contenuti: non più espansioni tradizionali, ma tante piccole “ondate” di contenuti che andranno ad arricchire anche le partite di chi non ha comprato il pass stagionale. Il futuro in vista, chissà, forse è quello di un vero e proprio gioco in abbonamento. Speriamo solo che quando sarà tempo di Destiny 3, Bungie non ci costringa tutti a ricominciare da capo, buttando all’aria quanto conquistato negli anni. E che Forsaken diventi il nuovo standard per il futuro di questo franchise.

 

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