A Way Out, la fuga per la libertà è un passo a due

 

di Dario Marchetti

I giochi in modalità cooperativa non se la passano benissimo. Fatta eccezione per pochi titoli indie, i gioconi dal budget milionario si affidano alla formula “affronta la stessa missione di prima, ma insieme a un amico”. Insomma, ci sono pochissimi prodotti davvero pensati per far risplendere il valore della collaborazione tra due videogiocatori. Tra questi senza dubbio A Way Out, opera seconda di Josef Fares (già autore dell’ottimo Brothers: A Tale of Two Sons) e nuova aggiunta alla collana Originals di Electronic Arts, disponibile su PC, Xbox One e Playstation 4.

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“No Facebook me”, le alternative Fsf

di Francesco Taglialavoro

Mark Zuckerberg Person of the Year, Time 2010

Un testo pubblicato da Matt Lee e John Sullivan sul sito della Free Software Foundation di Richard Stallman otto anni fa, ben prima quindi dello scandalo Cambridge Analytica e della protesta su Twitter #deletefacebook, spiega i motivi delle perplessità dei membri di quella fondazione, che ha un ramo europeo ed italiano, rispetto ai metodi usati dal social network di Zuckerberg, nominato persona dell’anno 2010 da Time. Continua a leggere

Sea of Thieves, l’insostenibile leggerezza dei pirati

di Dario Marchetti

I videogiochi a tema piratesco degni di questo nome si contano sulle dita di una mano monca con tanto di uncino. Primo fra tutti, sua maestà Monkey Island, che sui luoghi comuni del genere ha costruito una delle serie punta-e-clicca più belle di sempre. Sea of Thieves, appena uscito su PC e Xbox One, porta sulle spalle non solo il peso del dover ridare lustro al settore dei filibustieri poligonali, ma anche di riportare in auge la Rare, software house che soprattutto in epoca Nintendo (Donkey Kong Country, Banjo-Kazooie, Goldeneye 007, Perfect Dark) aveva ottenuto uno status leggendario, salvo poi cadere in disgrazia negli ultimi 10 anni, con titoli dimenticabili e spesso dimenticati.

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Fe, il canto della foresta e la forza dell’empatia

di Dario Marchetti

Per scrollarsi di dosso l’immagine di multinazionale del videogioco, intenta a sfornare sequel di sequel di giochi sportivi (qualcuno ha detto Fifa?), da qualche tempo Electronic Arts ha dato vita alla “collana” degli EA Originals, ovvero titoli sviluppati da studi “indie” ma finanziati dal grande colosso. A due anni dal tenero e coccoloso Unravel, che ha indubbiamente ispirato questa iniziativa, gli Originals debuttano quindi con Fe, sviluppato dagli svedesi Zoink Games e disponibile su PC, PS4, Xbox One e Nintendo Switch.

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Italian Video Game Awards, trionfa Zelda ma l’Italia sa il fatto suo

Il Drago D’Oro è morto, viva il Drago D’Oro. Gli “Oscar” italiani del videogioco cambiano nome in Italian Video Game Awards e dopo sei anni traslocano da Roma a Milano. A trionfare è stata Nintendo, che si è portata a casa le due statuette più ambite, col Game of the Year per Zelda: Breath of the Wild e Best Game Design per Super Mario Odyssey. Tanti premi anche per produzioni di stampo più indipendente, di cui abbiamo parlato proprio su questo blog: Best Audio per Nier:Automata, Best Narrative per Prey, Best Art Direction per Cuphead e Best Character per Senua, protagonista di Hellblade.

Ma a brillare più dell’anno scorso sono stati gli italiani, grazie alle figure di Davide Soliani e Massimo Guarini, papà rispettivamente di Mario + Rabbids Kingdom Battle e Last Day of June. Il primo s’è portato a casa tre statuette (tra cui Best Family Game e Best Italian Game), il secondo, grazie anche alla collaborazione col musicista Steven Wilson, ha vinto il premio come Game Beyond Entertainment, per quei videogiochi in grado di trascendere il semplice intrattenimento e raccontare, anzi, farci vivere e ri-vivere storie ed emozioni inedite. Last, but not least, il miglior debutto italiano assegnato ai bravi e giovanissimi ragazzi di Caracal Games, che con Downward hanno dimostrato di avere la giusta stoffa.

Dragon Ball FighterZ, videogiochi animati e trionfo della nostalgia

di Dario Marchetti

A un ragazzino degli anni ‘90 cresciuto a pane e Dragon Ball come me, all’epoca le traduzioni videoludiche del capolavoro di Akira Toriyama risultarono parecchio deludenti. Su una grigia Playstation giravano infatti solo Ultimate Battle 22, uno scarno e grottesco gioco in finto 3D dai controlli incomprensibili, e Final Bout, questo in 3D vero ma ambientato nell’odioso universo di Dragon Ball GT, un’eresia creativa che ancora oggi non trova giustificazione alcuna. Dal 1996 a oggi sono passati vent’anni e moltissimi giochi a tema, tutti ignorati a vario titolo per evitare di ricadere nei dolorosi ricordi di quei tempi. Fino all’arrivo di FighterZ, ultima iterazione appena sbarcata su console e pc.

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