Knack 2, il ritorno del gigante buono di Sony

di Dario Marchetti

In un’era videoludica nella quale i platform, fatta eccezione per Mario, sono vestigia di un ormai antico passato, fatto di titoli spensierati, divertenti al punto giusto e (soprattutto) giocabili anche dai meno esperti. Proprio per questo Knack 2, seguito di uno dei titoli di lancio di Playstation 4, rappresenta un rilassante diversivo. Da mangiare a spizzichi e bocconi tra uno sparatutto online e l’ultimo, spericolato titolo open-world.

Piccoli grandi eroi
Vale la pena dire che la mente dietro Knack è un certo Mark Cerny, oggi uomo chiave di Sony ma che nel corso degli anni ha lavorato su icone come Crash Bandicoot, Spyro, Jak & Daxter e Ratchet & Clank. Il primo capitolo, uscito quattro anni fa, era stato criticato soprattutto per un gameplay ripetitivo e poco profondo, accompagnato da un art design blando e poco ispirato. Knack 2 riparte proprio da quei difetti, ma stavolta per correggerli. Il protagonista, dal quale il gioco prende il nome, è una creatura magica in grado di trasformarsi, passando dal formato “mini”, utile per attraversare cunicoli e anfratti, a quello “maxi”, un colosso in grado di sferrare calci, pugni e attacchi speciali.

Pugni e piattaforme
Questo secondo capitolo è migliore sotto il punto di vista del combattimento, con abilità da sbloccare man mano che si avanza nei livelli, attacchi più variegati e incontri più bilanciati. Ma anche sotto quello del level design, con sezioni tipicamente platform più frequenti e finalmente degne di questo nome, ma anche momenti di azione furtiva e altri di caos, magari alla guida di un carro armato. Torna anche il sistema di gioco cooperativo: in qualsiasi momento un secondo giocatore potrà unirsi alla partita, controllando un secondo Knack di colore blu. Divertimento che raddoppia però anche grazie alla possibilità di sferrare speciali mosse combinate.

Buona la seconda
Possiamo dire con certezza che Knack 2 riesce nel compito di assolvere i peccati del suo predecessore. Quello che ancora manca a questa creatura in realtà è un’identità in grado di trasformarlo in una vera e propria icona: il punto più debole di Knack rimane infatti un cast di personaggi un po’ banali (cattivoni compresi), ambientazioni stupende a livello visivo ma non in termini narrativi e un eroe che, almeno per ora, non riesce a bucare lo schermo. Analisi semantiche a parte, Knack 2 è un titolo divertente nel senso più puro del termine, perfetto per sessioni di gioco brevi ma intense, magari con genitori e figli seduti insieme sul divano. Il che, cari mamme e papà, non è affatto poco.

Observer, quando la mente è un labirinto senza uscita

di Dario Marchetti

Un futuro remoto, fatto di grattacieli e sobborghi, vicoli fumosi, pioggia, cemento, vetro, insegne al neon. Se state pensando a Blade Runner, non siete poi così fuori strada. Perché Observer, un videogame di esplorazione dai toni horror e cyberpunk, è quanto mai vicino alle atmosfere del capolavoro firmato da Philip K. Dick su carta e portato al cinema da Ridley Scott. E che ora sta per tornare sul grande schermo.

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Roma, dal Campidoglio via alla transizione al Software Libero

di Francesco Taglialavoro

“L’Amministrazione capitolina ha avviato il percorso di transizione degli attuali sistemi informatici verso software libero. In attuazione della delibera di Giunta n.55 del 2016 che impegna il Comune all’uso di software libero o a codice sorgente aperto, e’ stata completata l’analisi delle spese sostenute dalle precedenti consiliature per l’acquisto di licenze e per sviluppo e manutenzione del software”. Lo annuncia il Campidoglio.

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LawBreakers, lo sparatutto giusto al momento sbagliato

di Dario Marchetti

A molti lettori il nome Cliff Bleszinski non dirà praticamente nulla. Ma scommetto che se vi dico Gears of War, probabilmente si accenderà più di una lampadina. Ecco, il signor Cliff è stato il papà della fortunatissima saga sparatutto che ha trainato a lungo le vendite di casa Microsoft da Xbox 360 in poi. Dopo aver lasciato le redini del progetto nel 2012, nel 2014 Bleszinski fonda uno studio di sviluppo tutto suo. Per poi dare vita, dopo tre anni di lavoro, a una nuova, scintillante creatura. Che, inutile dirlo, non abbandona gli esplosivi lidi del genere sparatutto.

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