Devil May Cry 5, quando lo stile è sostanza

di Dario Marchetti

Credo di avere una terribile allergia nei confronti dei voti, numerici o meno che siano. Quando un gioco si ostina a quantificare con lettere e numeri la mia performance, al pari di un professore dietro la cattedra, c’è un pezzetto del mio io videoludico che se ne va. Eppure, qualche volta, spuntano fuori giochi talmente strabordanti di personalità e resistenti al tarlo del politically correct, che anche affibbiando voti a destra e a manca riescono a farsi volere un bene dell’anima. Anzi, di più. Riescono a farti indemoniare, come Devil May Cry 5.

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Metro: Exodus, un treno che si chiama libertà

di Dario Marchetti

Ci avevano detto che lì fuori il mondo era terribilmente silenzioso, che le bombe avevano cancellato tutto, che rimanere nascosti nel sottosuolo era l’unica possibilità di sopravvivenza. E invece c’è vita al di fuori di Mosca. E chissà, che in qualche luogo della madre patria non contaminato ci sia anche una nuova casa. Ecco: dopo due capitoli dominati dalla claustrofobia e dal buio dei cunicoli sotterranei, la serie Metro riparte da Exodus. Un titolo che è anche un dato di fatto, visto che per la prima volta gli sviluppatori della saga ci portano lontano dalla Mosca nuclearizzata e verso orizzonti sconosciuti, in cerca di un secondo inizio.

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