Thimbleweed Park e Yooka-Laylee, quando la nostalgia non perdona

di Dario Marchetti

Così come nel cinema, nei fumetti, nella musica e nella letteratura, anche nel mondo dei videogiochi va di moda la nostalgia. Per fare cassa, editori piccoli e grandi puntano sempre di più su versioni rimasterizzate e/o rivisitate di giochi risalenti a pochi o molti anni prima, consentendo di ri-giocarli (o magari affrontarli per la prima volta) anche su console di ultima generazione. Nel mare magnum di titoli a disposizione, ce ne sono due arrivati di recente grazie alla magia del crowdfunding, entrambi con un peso non indifferente da portare sulle spalle: riportare in vita due generi videoludici praticamente morti e sepolti. Continua a leggere

Ghost Recon: Wildlands, il fascino indiscreto dei Narcos

di Dario Marchetti

Prima con la rocambolesca fuga del “Chapo” Guzman dal carcere, poi con la strabiliante serie tv Narcos, prodotta da Netflix, negli ultimi tempi la figura del narcotrafficante sudamericano è tornata al centro della cultura pop. E i videogiochi, inutile dirlo, non vogliono mancare all’appuntamento. Merito di Ubisoft, che con Ghost Recon: Wildlands, ultimo episodio della saga intitolata ai lavori di Tom Clancy, ci porta tutti in Bolivia, tra foreste lussureggianti, strade piene di buche e un impero criminale da smantellare, indovinate un po’, a colpi di arma da fuoco. “Plata o plomo”, come recita un mantra contemporaneo. Continua a leggere

Destiny 2, una risata (spaziale) ci seppellirà

di Dario Marchetti

Quando a settembre di tre anni fa Destiny sbarcò su Xbox e Playstation, lo fece portando sulle spalle un carico di aspettative più unico che raro. La promessa di Activision, l’editore, e Bungie, lo sviluppatore divenuto celebre per la saga di Halo, era di creare un universo fantascientifico fatto di pianeti esplorabili, razze aliene e missioni al cardiopalma. Il tutto in un mondo condiviso, sempre online, dove interagire 24 ore su 24 con altri milioni di giocatori. Con la garanzia che il gioco sarebbe stato supportato per almeno un decennio, con budget da far impallidire anche il più grosso dei kolossal hollywoodiani.

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Tecnologia. Colloquio a tutto campo con Stefano Mosconi

di Francesco Taglialavoro

Le maggiori società di software per gli smartphone hanno sede negli Usa. Android, iOS e Windows mobile. Ci sono queste compagnie dietro alle nostre telefonate e tutto ciò che oggi si fa (Web, chat, video-games, etc. etc.) con un telefonino in mano. Qualche anno addietro Nokia lanciò un progetto per un software open source per telefonini, coinvolgendo diversi sviluppatori, (fra i quali l’italiano Stefano Mosconi) ma Nokia poi decise di usare il sistema di Microsoft. Meego, il sistema a cui lavorava il team open source della società finlandese, diede vita al sistema Sailfish OS che venne installato nei devices di Jolla, società creata da alcuni fuoriusciti dalla Nokia. Qualche anno sul mercato con telefonini e tablet, anche prototipi di smart watch, poi Jolla passò a una politica di licensing e oggi si dirige verso i mercati russo e cinese. Ripercorriamo con Stefano Mosconi questi anni fino ai giorni nostri.

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Nier: Automata, gli androidi giapponesi al potere

di Dario Marchetti

Quando un videogioco cerca di mettere insieme più generi, sfuggendo alle catene di una singola “etichetta”, come quella di sparatutto o gioco di ruolo, spesso si assiste a un vero disastro creativo. Non è il caso di Nier: Automata, un titolo per PS4 e PC appena arrivato dalla Terra del Sol Levante per mano di Yoko Taro, geniale quanto strambo game designer nipponico. Continua a leggere