Agents of Mayhem, chi fa da sé fa (caos) per tre

di Dario Marchetti

Vi ricordate di Grand Theft Auto, per gli amici GTA? Bene. E di Saints Row, il suo clone dal taglio dissacrante? Benissimo. Anche perché gli sviluppatori dello studio Volition, che più di dieci anni fa diedero vita a questa fortunato franchise a metà tra l’ultrapop e il cafonal, sono appena tornati sulla scena con un titolo nuovo di zecca, chiamato Agents of Mayhem. Con la promessa, anzi la scommessa, di dare nuova linfa a un genere rimasto spesso troppo uguale a se stesso.

Continua a leggere

Un supercomputer sulla ISS

di Francesco Taglialavoro

La navetta cargo “Dragon” senza equipaggio è stata lanciata con successo da Cape Canaveral verso la Stazione Spaziale Internazionale, con a bordo una serie di esperimenti scientifici e il più potente computer mai messo in orbita. Tre minuti dopo il lancio il primo stadio del vettore Falcon 9 si è separato per poi atterrare come previsto nello stesso Cape Canaveral utilizzando dei retrorazzi, poco dopo la Space X ha confermato l’ingresso in orbita della Dragon, che dovrebbe attraccare sull’Iss mercoledì.

Continua a leggere

Piccoli ma geniali, cinque giochi da provare in estate

di Dario Marchetti

Si potrebbe pensare che con l’estate arrivi il tempo di abbandonare la console, preferendo invece una lunga siesta sotto l’ombrellone, un riposino sul bagnasciuga o, peggio ancora, una bella nuotata. Ma per il vero gamer non c’è villeggiatura che tenga: costi quel che costi, la macchina da gioco deve avere il suo posto anche nella casa vacanze. Ecco allora cinque titoli, perlopiù indipendenti e/o fuori dagli schemi, da spolpare nelle lunghe notti estive, prima che arrivi settembre con una nuova, interminabile carica di colossali blockbuster.

Continua a leggere

Crash Bandicoot: N.sane Trilogy, il ritorno di una mascotte

di Dario Marchetti

Sulle pagine di questo blog lo abbiamo detto già diverse volte: non siamo grandi fan dei remake a tutti i costi, di quei videogiochi che, complice la nostalgia, vengono sottoposti a un bel lifting grafico e rimessi in commercio, sempre più spesso a pochi, pochissimi anni dalla loro prima pubblicazione. Ci sono ovviamente delle eccezioni. L’ultima delle quali si chiama Crash Bandicoot: N.Sane Trilogy, un pacchetto, disponibile su PS4, che riunisce i tre mitici titoli usciti tra il 1996 e il 1999, tutti dedicati al pazzo marsupiale ideato da Naughty Dog. Sì, gli stessi signori dietro le saghe di Uncharted e The Last of Us. Continua a leggere

Rime, un viaggio a colori sull’isola (digitale) che non c’è

di Dario Marchetti

Un ragazzino, probabilmente un naufrago, si risveglia senza ricordi sulla spiaggia di un’isola misteriosa. Fermi lì: non sto parlando di Link’s Awakening, mitico episodio di Zelda per il GameBoy. Ma di Rime, ultima fatica dello studio spagnolo TequilaWorks, che dopo le tinte dark dell’apocalittico Deadlight cambia completamente tono e passa al puro technicolor. Sì perché oltre al ragazzino di cui parlavo, uno dei protagonisti di Rime è il colore vivo e vibrante che tocca ogni angolo di questa isola che non c’è.

Diciamolo subito: in termini di gameplay Rime non introduce elementi innovativi o sorprendenti. Il fulcro del gioco sta soprattutto nell’esplorazione, accompagnata qui e là da puzzle che, tranne che in certi casi, a qualsiasi giocatore di media esperienza risulteranno risolvibili in pochi istanti. Il punto di forza di Rime è allora senza dubbio nelle atmosfere, a metà tra il sogno e il mistero, che pescano a piene mani da grandi capolavori precedenti come Ico, Journey e The Witness, tutti titoli nei quali il mondo di gioco era importante almeno quanto il protagonista stesso (e in alcuni casi anche di più).

Dall’azzurro accecante del cielo, ai verdi rigogliosi della vegetazione e passando per il bianco dei tanti, misteriosi edifici che campeggiano sull’isola, Rime risulta allora un vero spettacolo per gli occhi. Un dipinto digitale così bello da far dimenticare quasi in toto i difetti di cui parlavamo. Per fortuna, nonostante l’assenza di super colpi di scena e complice una trama essenziale, arrivare in fondo alle sei ore che in media servono per raggiungere il finale non risulta un’impresa noiosa. Anche perchè qualche volta persino nei videogiochi è lecito prendersela con calma, staccare le dita dal grilletto e lasciarsi trasportare dalle correnti di questo mare poligonale.