Marvel’s Spider-Man, nella morsa dell’Uomo Ragno

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di Dario Marchetti

Tra cinema e fumetti, non si può dire che ultimamente Spider-Man se la passi male. Ma sotto il profilo videoludico l’arrampicamuri di casa Marvel ha dovuto attraversare un nuovo millennio partito sì da ottime basi, con due giochi usciti su Playstation tra 2000 e 2001, ma poi scaduto in un mare di tie-in cinematografici e titoli con buone idee di partenza ma riusciti solo in parte (Ultimate, Web of Shadows, Shattered Dimensions, Edge of Time). Ecco perché oggi Marvel’s Spider-Man, dal 7 settembre in esclusiva su Playstation 4, non è solo un videogioco importante, ma un videogioco necessario. Quello che serviva per restituire al buon Peter Parker la sua giusta dimensione poligonale.

Fare sul serio

A dimostrazione dell’importanza di questo titolo, basti dire che la storia è stata scritta insieme allo sceneggiatore di tv e cinema Christos Gage, già dietro la serie su Daredevil, e Dan Slott, mitologico autore dell’Uomo Ragno a fumetti. Il Peter Parker portato alla vita dai ragazzi di Insomniac Studios non è però una semplice trasposizione di quello visto su carta o pellicola, ma una versione a sé, tanto che a fine settembre entrerà a far parte del canone fumettistico in un evento intitolato Spidergeddon. Insomma, qui si fa sul serio. Anche perché il videogioco evita (per fortuna) la solita origin story e ci regala un Peter Parker con parecchi anni di esperienza sulle spalle, alle prese coi supercattivi (Kingpin, L’Avvoltoio, Rhino, Electro, Shocker, Scorpion e così via) ma anche coi superproblemi di un ventenne che deve far quadrare i conti a fine mese e cercare di riconquistare l’ex fidanzata Mary Jane. Premesse a parte, ed evitando spoiler, vi basti sapere che gli autori non hanno avuto paura di prendersi più di una libertà, riuscendo a creare un Uomo Ragno in perfetto equilibrio tra passato, presente e futuro, tra cinema, carta e pixel. E permettendoci, tra le altre cose, di assistere in prima persona alla nascita del Doctor Octopus e alla genesi di un certo Miles Morales.

“Fletto i muscoli e sono nel vuoto!”

In termini di giocabilità, da un gioco di Spider-Man ci si aspetta di poter svolazzare a rotta di collo tra i grattacieli di Manhattan. Bene: il gioco di Insomniac va oltre ogni più rosea aspettativa, alzando l’asticella in termini di animazione, fisica, e fluidità: basta mezz’ora di gioco, grazie anche a uno schema di controllo intuitivo, per trasformarsi in uno spara-ragnatele provetto, in grado di tuffarsi da un palazzo di 300 metri per poi dondolarsi a pochi centimetri dal suolo, procedendo sparato come un proiettile verso il prossimo obiettivo. Mai nessun altro gioco ci aveva regalato una tale sensazione di libertà, condita dal un’enorme mappa riproduce fedelmente tutti i luoghi più celebri della Grande Mela, da Times Square al Flatiron, dall’Empire State Building a Wall Street, passando per parchi, ponti e passeggiate panoramiche come la High Line.

Ragni e pipistrelli

Ma oltre a svolazzare tra i palazzi, Spider-Man deve anche saper combattere. Sotto questo aspetto, così come su altri, è palese il tributo che Insomniac ha dovuto pagare nei confronti della trilogia di Batman (Arkahm Asylum, Arkham City, Arkham Knight) realizzata da Rocksteady. Come nel caso del Cavaliere Oscuro, il sistema di combattimento prevede mosse acrobatiche, schivate da effettuare all’ultimo secondo, la possibilità di saltare con rapidità da un nemico all’altro e l’utilizzo di numerosi gadget. Ma se nel caso di Batman ci si trovava di fronte a mazzate più lente e “poderose”, nei panni del Ragno il combattimento assume una grazia e un dinamismo mai visti prima, quasi una danza di calci, pugni e salti rotanti, che attraverso uno schema di controllo intuitivo riesce a divertire senza mai frustrare. Le similitudini tra pipistrello e ragno non si fermano qui, ma ci preme sottolineare che non si tratta di copia, bensì di giusta ispirazione a quella che di fatto è la miglior trilogia videoludica mai dedicata a un supereroe. D’altronde i buoni copiano, i grandi rubano, come diceva un certo Picasso. E poi ci mettono dentro la loro visione, la loro identità, con una buona dose di sequenze d’azione e una regia da cardiopalma.

Anche i supereroi piangono

A conti fatti lo Spider-Man di casa Sony è un gioco lungo, ma non troppo. Questo perché le missioni principali sono tutte ricche di momenti importanti e fanno procedere adeguatamente la trama, con decine di missioni e obiettivi secondari da completare solo se e quando si vuole, magari per sbloccare uno degli oltre 30 spider-costumi disponibili. Anche perché Insomniac ha aggiunto una componente da gioco di ruolo che ci porterà a scegliere quali abilità e gadget sbloccare per primi, personalizzando il nostro amichevole ragno di quartiere per adattarsi al nostro stile di gioco. Al di là del conto delle ore, il gran finale ci ha strappato più di qualche lacrimuccia. E, come da tradizione cinematografica, le due scene post-crediti lasciano in sospeso diverse storie che saranno sicuramente esplorate nel sequel. O magari, chissà, nel primo DLC che sarà disponibile da fine ottobre. Se da grandi poteri derivano grandi responsabilità, come diceva lo zio Ben, per ora Peter Parker ci sembra aver affrontato alla grande questa prima prova. Bentornato arrampicamuri.

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