Monster Hunter: World, mors tua, armatura mea

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di Dario Marchetti

Vai a caccia di un gigantesco mostro, sconfiggilo, fagli la pelle (letteralmente) e utilizzala per costruire armi e armature più forti. Da utilizzare per abbattere un altro predatore, più grosso e feroce del precedente. E’ questo l’ipnotico ed inesorabile cerchio della vita alla base di Monster Hunter, una serie di videogiochi a marchio Capcom che dal 2004 è oggetto di culto in Giappone. Ma che, a causa di certe ostiche e poco comprensibili scelte di design, negli ultimi dieci anni aveva costantemente tagliato fuori giocatori meno esperti e buona parte del pubblico occidentale. Monster Hunter: World, appena uscito su Xbox One e PS4, punta a correggere gli errori del passato, offrendo un nuovo punto di partenza che sappia soddisfare
i burberi veterani ma anche parlare ai neofiti più spaesati.

Il Mondo Nuovo
In Monster Hunter: World (MHW d’ora in poi) una trama c’è. Ma rispetto al vero corpo del gioco, risulta praticamente irrilevante, poco più che un canovaccio utile a legare tre loro le diverse missioni della campagna principale. La successione degli eventi all’interno di MHW è come la descrivevamo poco fa: uccidere mostro, fare scalpo, costruire spadone, affrontare mostro più grande. Un “loop” semplice ma che non viene mai a noia, grazie alla continua escalation di difficoltà e obiettivi. C’è sempre un pesce più grande, diceva un certo Obi-Wan Kenobi. E quindi se un lucertolone mangia un innocente erbivoro, ci sarà comunque una viverna pronta a farlo arrosto con un colpo di fiamma, a sua volta divorata in un boccone da un drago anziano, e così via. A differenza di titoli simili, MHW non ci costringe a scegliere una classe, ma una fra 14 armi, ognuna col suo specifico stile di gioco: dalle mosse lente ma vigorose dello spadone alle acrobazie delle doppie lame, passando per martelli, katane, archi, lance e tante altre ancora, c’è solo l’imbarazzo della scelta. E se un’arma ci viene a noia, bastano pochi clic nei menu per cambiare parrocchia e imparare un’altra via di combattimento. Ah, dimenticavo: avrete sempre al vostro fianco un Palico, un gattone antropomorfo che potrete personalizzare sotto ogni aspetto. Se non è mitico questo, non so cos’altro può esserlo.

Benvenute reclute
Molti veterani storceranno il naso di fronte ad alcune novità. Ma persino loro devono ammettere che la scelta di Capcom di rendere il gioco meno ostico possibile, dai controlli al gameplay, si è rivelata una manna dal cielo. Lo schema di configurazione dei tasti è stato allineato a quello altri titoli in terza persona, così da risultare più immediato, e l’introduzione delle “scout flies”, degli insetti luminescenti che ci indicheranno di volta in volta oggetti da raccogliere e indizi sulla posizione di un certo mostro, migliorano non di poco la qualità di vita di un cacciatore. Grazie a questi cambiamenti MHW ha mantenuto intatto il cuore del gameplay, presentandolo però finalmente sotto una veste (anche grafica) sbalorditiva e più appetibile. Forse non è più quel bourbon invecchiato che potevano gustare solo in pochi, ma nel passaggio ci hanno guadagnato Capcom (più di 6 milioni di copie in poche settimane dal lancio) e i tanti giocatori che finalmente possono provare il brivido della caccia (al mostro).

Una bella lezione
Oltre all’ottimo comparto grafico, con pochi caricamenti e una gran fluidità di gioco, MHW brilla anche per la sua componente online, praticamente invisibile anche se sempre attiva. Basta pochi passi per andare a caccia con gli amici, unirsi a missioni di sconosciuti oppure lanciare, letteralmente, un razzo SOS e ottenere l’aiuto di altri cacciatori volenterosi e/o interessati a darci una mano. Ma soprattutto va lodata la scelta di Capcom di non insozzare questo grande titolo con il meccanismo delle microtransazioni e delle loot box, due piaghe che negli ultimi mesi hanno letteralmente devastato e corrotto giochi dal potenziale immenso, primo fra tutti Destiny 2. Speriamo che la lezione di Capcom faccia rinsavire sviluppatori e publisher, dimostrando che i giocatori si conquistano con la qualità e non con le promesse. Che la stella di zaffiro vi guidi nelle vostre imprese, cacciatori!

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