The Frozen Wilds, nelle terre selvagge di Horizon Zero Dawn

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di Dario Marchetti

Horizon Zero Dawn è stato uno dei giochi più sorprendenti e originali dell’anno che sta per concludersi. Vuoi per il carisma della protagonista, vuoi per il fascino di ambientazioni, creature e storia, quella di Aloy è stata un’avventura rimasta nel cuore di molti videogiocatori. Che avranno quindi piacere a tornare a caccia di mostri meccanici in ‘The Frozen Wilds’, primo (e, ahimé, unico) contenuto aggiuntivo previsto per questo primo episodio del franchise.

Nelle terre ghiacciate

A differenza di espansioni come L’Eredità Perduta (per Uncharted) e La Morte dell’Esterno (per Dishonored), The Frozen Wilds non è un’avventura autosufficiente, ma un’effettiva aggiunta alla mappa del gioco di base. Nelle gelide terre dello Squarcio, situate a nord, la tribù dei Banuk sta facendo i conti con macchine sempre più feroci, possedute da un “demone”, e una gigantesca coltre di fumo nero che ha ricoperto la cima della montagna più alta della zona. Toccherà quindi ad Aloy, e perciò a noi, indagare su quanto sta accadendo, aiutati dalla sciamana Ourea e dal guerriero capotribù Aratak.

Nuovi nemici, nuove armi
Come ogni espansione che si rispetti, The Frozen Wilds introduce non solo una nuova zona da esplorare, ma anche cinque specie di animali meccanici da cacciare. Ognuno dei quali dotato di pattern di combattimento feroci e imprevedibili, e tutti pronti a vendere molto, molto cara la pelle metallica. Per fortuna ci saranno anche armi inedite da sbloccare e acquistare, tra cui anche devastanti bocche da fuoco adatte sia per il combattimento ravvicinato che per i colpi a lungo raggio. In termini di durata, a patto di sorvolare su quest secondarie e oggetti collezionabili, The Frozen Wilds porterà via poco meno di 7-8 ore. Forse non un grande risultato in termini di pura quantità, è vero, anche se (per fortuna) i ragazzi di Guerrilla hanno preferito puntare tutto sulla qualità.

Come prima, più di prima
The Frozen Wilds riesce quindi nel doppio compito di coccolare i giocatori che avevano già completato Horizon Zero Dawn e di integrare organicamente la nuova avventura nel tessuto pre-esistente del gioco di base, da offrire a chi non ha ancora vissuto in prima persona la storia di Aloy. A risultare vincenti non sono tanto i personaggi o i brandelli di storia, quanto le scelte a livello artistico: le ambientazioni di questo DLC sono tra le più belle, se non le più belle, di tutto il gioco, tra distese innevate, picchi sferzati dal vento e giganteschi edifici ormai in rovina. Se tutte le espansioni fossero realizzate con tale cura e amore, probabilmente i DLC a pagamento non avrebbero la cattiva reputazione di cui godono. Bentornata Aloy.

 

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