Destiny 2, se la Maledizione di Osiride non cambia le carte in tavola

Spread the love

di Dario Marchetti

Lo avevamo già detto in passato: nonostante la valanga di migliorie e boccate d’aria fresca, Destiny 2 era purtroppo ricaduto in quella sindrome da “giorno della marmotta” che aveva già colpito il titolo precedente. Una ripetitività di fondo, una routine che ora gli sviluppatori hanno provato a spezzare con la prima espansione, “La Maledizione di Osiride”.

Vecchi nemici, nuovi amici
Dopo decenni alla guida dei Guardiani, i guerrieri protagonisti di Destiny, Osiride era stato esiliato per le sue teorie, considerate troppo audaci e pericolose. Ora, dopo secoli di latitanza, uno strano ritrovamento su Mercurio fa intendere che Osiride, e l’intera forza dei Guardiani, siano in grave, gravissimo pericolo. E’ questo l’incipit della nuova espansione, che con la scusa di sconfiggere una minaccia messa in piedi dai Vex, i misteriosi robot capaci di viaggiare nel tempo, promette di farci scoprire qualcosa in più sul misterioso stregone, spesso citato tra le righe sin dai primi giorni del “vecchio” Destiny. Al centro delle nuove avventure ci sono Mercurio e la Foresta Infinita, un simulatore virtuale costruito dai Vex nelle viscere del pianeta, in grado di prevedere tutti i possibili passati, presenti e futuri.

Vorrei ma non posso
In termini di gameplay, questa Foresta Infinita potrebbe presentarsi come un’ambientazione in grado di modificarsi a ogni nostro ingresso, variando di volta in volta struttura, percorsi e obiettivi. Di fatto, purtroppo, non si tratta di un mondo generato proceduralmente (e quindi in maniera casuale dal sistema), ma di un assemblaggio più o meno vario di diversi “pezzi di puzzle”, ovvero piattaforme preconfenzionate che ogni volta, con risultati ahimé davvero ripetitivi, il motore di gioco rimescola tra loro. Inutile quindi dire che i diversi viaggi in questo simulatore (e toccherà farne un bel po’) si trasformano presto in un peso, bilanciato qualche volta da qualche sorpresa: vedere com’era Mercurio prima della colonizzazione, oppure in un possibile futuro nel quale i Vex hanno assoggettato l’universo e il sole si è spento, fa il suo bell’effetto. Ma le (poche) missioni di questa espansione risultano troppo simili a se stesse, seppur accompagnate dal personaggio carismatico di Osiride e una boss fight finale visivamente esplosiva.

Un passo avanti, due indietro
La cosa curiosa è che con questa prima espansione Bungie sembra tornata agli stessi errori di qualche anno fa. Ovvero mancanza di contenuti corposi e troppa fiducia in compiti da ripetere all’infinito: oltre alla già citata Foresta Infinita, la superficie calpestabile (esplorabile) di Mercurio è davvero minuscola e i nuovi Assalti sono in realtà missioni pescate dalla campagna. Bene invece l’introduzione della Forgia, che ci consentirà di costruire dodici nuove armi uniche e ispirate alla scienza di Osiride, seppure anche qui ci toccherà reperire materiali ripetendo fino allo stremo le stesse due-tre attività. E anche l’introduzione di un nuovo concetto di Raid, le missioni da sei giocatori che da sempre rappresentano il picco della difficoltà di Destiny: invece che creare un’avventura ex-novo, gli sviluppatori hanno utilizzato l’ambientazione del primo Raid, l’immensa astronave chiamata Leviatano, per offrire una sfida completamente nuova e anche più rapida da completare. Un elemento che farà piacere a chi, come chi scrive, ahimé non ha a disposizione molto tempo per videogiocare.

 

Cambio passo
C’è da dire che l’espansione arriva insieme a una serie di aggiornamenti che migliora, e non di poco, la “qualità della vita” dei Guardiani, con decine e decine di novità e piccole “toppe” applicate al sistema di gioco. Per il futuro di questo gioco però è importante che Bungie ritorni ad ascoltare davvero la gigantesca comunità che costituisce lo zoccolo duro: esempi come quello de L’Aurora, l’evento invernale di fine anno che ha “nascosto” il grosso del bottino dietro drop casuali e microtransazioni, hanno fatto infuriare ancora di più una popolazione di giocatori già in forte diminuzione. Per il futuro la ricetta è semplice: più contenuti, meno copia-incolla, più attenzione ai dettagli, meno invece al vil denaro. In Bungie we trust.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *