L’Eredità Perduta, se Uncharted non ha bisogno della sua star

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di Dario Marchetti

Nel mondo dei videogiochi, la sigla DLC indica i downloadable content, ovvero i contenuti aggiuntivi da acquistare (e scaricare) per allungare la vita di un videogioco con nuovi personaggi, trame, avventure. Tre lettere che, ahimé, coincidono spesso con materiale di scarsa qualità e brevissima durata, magari “spacchettato” ad arte dalla storia principale per poi essere rivenduto a latere. Insomma, non proprio il massimo della vita.

Fortuna che alcuni, illuminati, sviluppatori stanno prendendo altre direzioni. Con l’idea di utilizzare lo stesso motore grafico per raccontare nuove storie con vecchi personaggi. Dando vita a giochi che non sono espansioni tout-court, ma avventure inedite e dotate di personalità propria. Come nel caso de L’Eredità Perduta, nuovo mini-capitolo del mondo di Uncharted, la fortunatissima saga di Nathan Drake, l’Indiana Jones 4.0 inventato dallo studio Naughty Dog (quelli di Crash Bandicoot!).

Invece del buon Nathan, stavolta al centro della storia ci sono Nadine Ross, rude mercenaria comparsa in Uncharted 4, e Chloe Frazer, comprimaria di Uncharted 2. Le due sono alla ricerca della “Zanna di Ganesha”, un antico artefatto che il padre della stessa Chloe aveva cercato in passato, trovando invece la morte per mano di un gruppo di banditi. Una scelta azzeccata, che prende due figure secondarie, con caratteri e motivazioni molto diverse tra loro, e le trasforma in protagoniste nuove di zecca. A Nadine e Chloe, insomma, ci si affeziona molto, molto rapidamente.

In termini di gameplay non ci sono grandi novità, visto che Naughty Dog ha rispolverato quel sapiente mix cinematografico di esplorazione, scalate, corse a rotta di collo e sparatorie al cardiopalma. E come in Uncharted 4, anche stavolta gli sviluppatori hanno previsto un momento che trasforma il gioco in un piccolo free-roaming, con un gigantesco livello da esplorare liberamente, a piedi o in jeep, e ricco di missioni, puzzle ed enigmi da risolvere. Un segmento reso ancora più piacevole dall’ottimo motore grafico dell’ultimo gioco della serie, stavolta utilizzato per dare vita alla giungla dell’India, fra montagne, statue e templi in rovina.

Che questa ricetta si sia rivelata un successo non c’era poi da stupirsi, visto che la stessa Naughty Dog aveva già sperimentato la formula con Left Behind, avventura aggiuntiva per The Last of Us. E di recente un altro studio, Arkane, ha seguito l’esempio con La Morte dell’Estraneo, uno spin-off della saga steampunk Dishonored. A dimostrazione che invece di tagliuzzare vecchie storie per rivenderle a buon (si fa per dire) mercato, usare gli attrezzi a disposizione per inventarne di nuove non solo è possibile, ma praticamente doveroso.

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