Destiny 2, una lunga storia d’amore a colpi d’arma laser

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di Dario Marchetti

La prima regola del club di Destiny è che un gioco del genere o si ama o si odia. Non ci sono mezze misure, sfumature, se, ma, forse. Con un budget stellare e la promessa di un orizzonte di gioco lungo 10 anni, nel 2014 la sparatutto online di Bungie aveva subito dato vita a due fronti: da un lato i delusi, rimasti scottati da un titolo effettivamente ancora acerbo e non certo privo di difetti; dall’altro gli innamorati, consci di questi difetti ma anche delle grandi potenzialità di un mondo che aveva davanti ancora molti anni di vita. Oggi, dopo quattro espansioni e un sequel fresco di pubblicazione, possiamo dire che i secondi si sono presi una bella rivincita.

“Non ho nemmeno il tempo di spiegare perché non ho tempo di spiegare”. Questa battuta, pronunciata da uno dei personaggi del primo Destiny, rappresentava alla perfezione la qualità della trama, ricca di spunti interessanti ma spesso poco sviluppati. Espansione dopo espansione, Bungie ha corretto il tiro, dando sempre più corpo a personaggi che fino a pochi mesi prima erano poco più di un cartonato parlante. Con Destiny 2, finalmente siamo di fronte a una storia degna di questo nome. E non solo perché ora ogni comprimario è dotato di un carattere ben distinto (grazie alle voci di grandi attori come Lance Reddick e Nathan Fillion), di ideali diversi e modi di agire diversi, ma perché il modo di raccontare è passato dai vecchi “livelli-corridoio”, lineari e prevedibili, a missioni dal taglio cinematografico, ricche di azione, momenti epici e musiche da pelle d’oca. Destiny 2 poi ha anche un cattivo vero e proprio, guidato da motivazioni ben precise, a differenza dei tanti boss del triennio precedente, giganteschi e minacciosi, certo, ma quasi sempre imperscrutabili e poco “umani”.

Un’iniezione di vitalità che non riguarda però solo i personaggi ma anche i mondi di gioco. Dalle foreste terrestri ai mari gassosi di Titano, dai canyon di IO alle caverne di Nessus, le zone da esplorare ora sono più ricche di attività: a missioni secondarie e mini-missioni estemporanee si aggiungono infatti i Lost Sectors, dei mini dungeon con tanto di boss (e bottino) finale. Senza dimenticare gli Eventi Pubblici, che in Destiny 1 erano pochi, ripetitivi e non abbastanza remunerativi, e che in Destiny 2 sono invece onnipresenti e forieri di ricompense interessanti. Su ogni pianeta ci sarà poi un personaggio di riferimento, che oltre a guidarci nelle varie missioni farà anche da spalla comica nei momenti più leggeri. Come nel caso di Failsafe, un’intelligenza artificiale afflitta da un esilarante sdoppiamento di personalità.

Le migliorie introdotte in termini di meccaniche sono davvero tantissime: una nuova sottoclasse per ogni tipo di personaggio, una mappa degna di questo nome, la possibilità di spostarsi da una parte all’altra della galassia senza passare attraverso numerose schermate di caricamento, tanto per citarne alcune. Tutto, progressione del personaggio compresa, è stato ottimizzato e reinventato per consentirci di concentrarci sul gioco senza mai staccare le mani dal controller, anziché mettere in pausa per andare a cercare lumi su motori di ricerca e guide online. Tanti piccoli dettagli che messi insieme cambiano radicalmente il “feeling” del gameplay, rendendo tutto più scorrevole e intuitivo, senza intaccare i migliori controlli da sparatutto in circolazione.

Attenzione: Destiny 2 non è privo di difetti. Tra i quali spicca la ripetitività del cosiddetto “endgame”, ovvero quella fase di gioco nella quale si è raggiunto il livello massimo e bisogna lavorare duramente per ottenere nuove armi e armature. Un aspetto che, se non mitigato da nuove meccaniche e contenuti, alla lunga rischia di allontanare anche i giocatori più appassionati. Grazie anche ai feedback della gigantesca comunità online, stavolta però Bungie sembra aver imparato la lezione: se i primi tre anni di Destiny sono stati l’equivalente di uno schizzo preparatorio, con Destiny 2 la tela si sta arricchendo dei primi, sorprendenti chiaroscuri. Oggi come tre anni fa siamo certi che con un po’ di pazienza arriveranno anche i colori ad olio, le sfumature e i riflessi. Perché se in amore vince chi fugge, in Destiny vince chi aspetta (e nel frattempo si diverte). Sull’attenti, Guardiano.

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