Absolver, lo zen e l’arte di fare a mazzate

di Dario Marchetti

Dai la cera, togli la cera, diceva nel 1984 un indimenticato maestro Miyagi. Oggi, più di trent’anni dopo, quel magico insegnamento risulta quanto mai utile a chiunque, aspiranti karateka e non, decida di entrare nelle lande digitali di Absolver, un picchiaduro unico nel suo genere appena uscito su PC e Playstation 4.

Il cammino del guerriero
Come molti altri videogiochi contemporanei, Absolver sceglie la strada del minimalismo narrativo. Dopo aver creato il proprio personaggio, scegliendo uno fra tre stili di combattimento, ci si ritrova catapultati nel mondo in rovina di Raslan, lì dove gli aspiranti guerrieri intraprendono il percorso verso il grado di maestri, i cosiddetti Absolver. In assenza di dialoghi dettagliati ed oggetti con cui interagire, la magia di questo titolo si regge tutta sulle atmosfere, fatte di colori e silenzi, di luci e ombre, di un mondo da esplorare liberamente e a 360 gradi. Ma che, purtroppo, si rivela ben presto poco esteso e non molto interessante. A guidarci ci sarà un solo credo: affrontare e sconfiggere otto mini-boss per poi scalare ed espugnare la leggendaria torre di Aslan.

Sock, wham, bam!
Questa quindi la cornice che racchiude la magia di Absolver. Che risiede però soprattutto nel sistema di combattimento, forse il più arzigogolato mai visto in un videogame del genere. I comandi di attacco in realtà sono solo due, uno per un colpo debole, ma più veloce, l’altro per un colpo potente ma necessariamente più lento. A complicare il tutto ci si mettono le quattro posizioni, due frontali e due di spalle, dalle quali il nostro eroe può scagliare i suddetti attacchi. Ecco allora che pugni e calci diventano i mattoncini di una letale danza marziale, nella quale ogni colpo e ogni combo avranno una causa ed un effetto sull’avversario, certo, ma anche sulla posizione che andremo ad assumere. Una poesia in movimento resa possibile anche dal certosino lavoro sul comparto della animazioni, fluide come in pochi (anzi, pochissimi) altri titoli. Il nostro arsenale di colpi è rappresentato da un mazzo di carte, dal quale potremo togliere e aggiungere, modificare e spostare elementi fino a creare il nostro personalissimo stile. E visto che, come diceva Picasso, i veri artisti rubano anziché copiare, scontrarsi con avversari appartenenti ad altre “scuole” ci consentirà di imparare nuovi trucchi e colpi bassi.

Due cazzotti in compagnia
Absolver da il meglio di sé quando giocato in modalità online. Essere connessi alla rete ci consentirà infatti di interagire in tempo reale con altri aspiranti maestri, trattandoli da nemici (poco saggio) oppure da potenziali alleati (molto saggio), coi quali fare gruppo prima di affrontare le aree più dense di nemici. Il tutto funziona benissimo e senza nemmeno bisogno di chat vocale, grazie a un sistema che, con la pressione di un solo tasto, consente di scambiarsi messaggi essenziali e sancire la neonata alleanza. Aspetto che assume ancora più importanza una volta finito, per la prima volta, il gioco: forti del grado di Absolver potremo infatti fondare la nostra scuola e raccogliere sotto la nostra ala protettiva un manipolo di scapigliati allievi da istruire con la crudeltà del Pai Mei di Kill Bill. Il cammino verso il dojo è indubbiamente lungo e zeppo di imprecisioni, visto che Absolver è lungi dall’essere un titolo maturo, vuoi per un mondo di gioco ispirato ma poco ispirante, una profondità adatta a pochi e una longevità tutto sommato sotto la media. Ma allo stesso tempo risulta un esperimento unico nel suo genere, di quelli che meritano di essere supportati, senza se e senza ma. Parola di maestro Miyagi.

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