Edith Finch e Little Nightmares, due piccole grandi storie digitali

di Dario Marchetti

Spesso siamo abituati a valutare i videogiochi in termini di budget, potenza grafica o numero di ore giocabili, convinti che elementi come longevità e comparto visivo siano sufficienti per etichettare un titolo come meritevole di essere giocato. Per fortuna a sfatare questo mito arrivano sempre più spesso dei piccoli grandi giochi in grado di distrarci per qualche attimo dalle produzioni in stile “kolossal”, raccontandoci storie brevi, certo, ma non per questo meno valide rispetto ad altre.

Little Nightmares

Arriva l’uomo nero
Vale quindi la pena di segnalare Little Nightmares, un titolo che tra platforming e puzzle ci trasforma in un mondo onirico dove i peggiori incubi della nostra infanzia si trasformano in realtà. Nei panni dell’impermeabile giallo della piccola Six, dovremo farci strada attraverso questo labirinto degli orrori in cerca di una via di salvezza. In termini di meccaniche, Little Nightmares non reinventa nessuna ruota e, anzi, non nasconde il suo ispirarsi a due capolavori come Limbo e Inside, sviluppati dallo studio danese Playdead. Ma è grazie a una direzione artistica alla Tim Burton (quello dei bei tempi andati, s’intende) che l’avventura di Six riesce a riportarci dritti ai tempi in cui eravamo convinti, con assoluta certezza, che sotto il letto ci fosse una tremenda bestia pronta a mangiarci vivi. Vi sembra poco?

What Remains of Edith Finch

Tutti sotto un tetto
What Remains of Edith Finch è invece qualcosa di più di un semplice videogioco: strutturato interamente con visuale in prima persona, e fortemente ispirato al gioco Gone Home, questo racconto interattivo ripercorre le sfortunate vicende della famiglia Finch, colpita da una sorta di maledizione che ha portato, prima o poi, alla morte di tutti i suoi componenti. Avventurandosi lungo i corridoi della grande magione di famiglia sembra di respirare le atmosfere dei grandi romanzi di una volta, quelli in grado di raccontare una storia lunga, in alcuni casi, anche secoli. Il colpo di genio sta nella possibilità di rivivere, in prima persona, gli ultimi momenti di vita di ognuno dei parenti scomparsi, scoprendo man mano il mistero che si cela dietro la presunta maledizione. Ogni stanza della casa racconta una vita intera, come pezzi di un gigantesco puzzle familiare. Certo, l’interazione è ridotta al minimo, non ci sono game over, livelli da sbloccare o nemici da sconfiggere. Ma le soluzioni narrative messe in piedi dagli sviluppatori sono così originali e potenti da far dimenticare ogni possibile mancanza. Che la storia sia con voi.

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