Mass Effect: Andromeda, viaggio in una galassia lontana lontana

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di Dario Marchetti

 Creare una saga di successo e darle un vero finale, senza cadere nel tranello dei sequel infiniti, non è proprio da tutti. Dal 2007 in poi, per tanti anni Mass Effect è stato puro godimento fantascientifico in forma videoludica, in quell’omonima trilogia che ci aveva permesso di vivere, dall’alfa all’omega, tutta l’odissea spaziale del nostro personalissimo capitano Shepard. Ma se quella storia ha avuto la sua conclusione, nulla vieta di poterne raccontare un’altra. Ambientata nello stesso universo, certo, ma non nella stessa galassia.

Verso l’infinito e oltre

Invece di complotti siderali e minacce interstellari, Mass Effect: Andromeda (disponibile su PC, PS4 e Xbox One) racconta la storia di una missione nata per colonizzare una nuova galassia, lontana più di 600 anni luce dalla nostra Via Lattea. Invece di Shepard, stavolta vestiremo i panni di uno dei due gemelli Ryder, figli di Alec Ryder, l’uomo a cui è stato affidato il compito di trovare una nuova casa al genere umano.

Una premessa che viaggia su toni più leggeri rispetto alla vecchia trilogia. Che si riflettono a loro volta anche nel gioco stesso, sia in termini di tematiche che di meccaniche. Andromeda infatti è decisamente incentrato sull’aspetto esplorativo, con cinque giganteschi (e bellissimi) pianeti da scoprire un po’ alla volta. Le fasi di combattimento sono ovviamente ancora presenti, seppur strutturate in maniera molto più fluida e veloce, premiando il movimento e l’azione piuttosto che il rimanere al riparo dietro qualche ostacolo.

Al di là del bene e del male
Come ogni gioco targato BioWare che si rispetti, anche Mass Effect: Andromeda non delude sotto l’aspetto ruolistico, con migliaia di linee di dialogo, centinaia di personaggi coi quali parlare e missioni (sia principali che secondarie) a volontà. Un altro (gradito) cambiamento rispetto al passato sta nell’assenza del sistema bene/male della trilogia precedente, un dualismo troppo netto che spesso costringeva i giocatori a fare scelte molto drastiche in termini di gioco di ruolo. Quello di Andromeda invece è un mondo fatto di sfumature morali più sottili, in scala di grigio anziché bianco e nero, con scelte di dialogo spesso ambigue e più vicine alla realtà dei rapporti umani (o alieni, in questo caso).

 Armarsi di pazienza
Il nostro consiglio è quello di lanciarsi su Mass Effect: Andromeda solo se si ha il giusto tempo da dedicargli: le missioni, i personaggi e i dialoghi sono talmente tanti che ci vorranno almeno una settantina di ore di gioco per goderseli tutti. E poi una piccola nota tecnica: nelle prime settimane dall’uscita il gioco era stato criticato per alcuni problemi nelle animazioni facciali, che rendevano alcuni momenti involontariamente comici e/o inquietanti. Alcune patch hanno già risolto gran parte di queste sbavature, quindi non resta che allacciare le cinture e fare un bel salto nell’iperspazio. Bon voyage!

 

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