Thimbleweed Park e Yooka-Laylee, quando la nostalgia non perdona

Spread the love

di Dario Marchetti

Così come nel cinema, nei fumetti, nella musica e nella letteratura, anche nel mondo dei videogiochi va di moda la nostalgia. Per fare cassa, editori piccoli e grandi puntano sempre di più su versioni rimasterizzate e/o rivisitate di giochi risalenti a pochi o molti anni prima, consentendo di ri-giocarli (o magari affrontarli per la prima volta) anche su console di ultima generazione. Nel mare magnum di titoli a disposizione, ce ne sono due arrivati di recente grazie alla magia del crowdfunding, entrambi con un peso non indifferente da portare sulle spalle: riportare in vita due generi videoludici praticamente morti e sepolti.

Yooka-Laylee, l’unione fa la forza
Gli ultimi anni ‘90 e i primi anni duemila hanno rappresentato l’epoca d’oro dei cosiddetti “3D platformer”, un genere solo apparentemente spensierato e destinato ai più piccoli, ma in grado di regalare alla storia dei videogiochi alcune delle sue mascotte più note: da Spyro a Crash Bandicoot, da Croc fino a Banjo-Kazooie, capolavoro per N64 sviluppato dal leggendario studio Rare. E nel 2015 proprio alcuni membri di quella squadra si sono messi in testa di sviluppare un erede spirituale di quel titolo, lanciando una campagna su Kickstarter per finanziare Yooka-Laylee, da poco uscito su PC, Xbox One e PS4. Al posto dell’orso e dell’uccello protagonisti dell’originale, stavolta ci sono un camaleonte e un pipistrello. Ma tutto il resto, tra mondi colorati da esplorare a colpi di salti e abilità speciali, oggetti da collezionare e segreti da scovare, è rimasto praticamente (e meravigliosamente) identico.

Thimbleweed Park, noir tutto da ridere
L’altro grande ritorno è quello delle avventure grafiche, portate al successo planetario dalla LucasArts di George Lucas, casa di sviluppo dietro a saghe di successo come Loom, Maniac Mansion, Monkey Island, Full Throttle, Indiana Jones e Sam & Max. Nel 2014 Ron Gilbert e Gary Winnick, autori proprio di Maniac Mansion e Monkey Island, danno il via al progetto di Thimbleweed Park (anche lui appena uscito su console e pc) un’avventura punta-e-clicca pensata appositamente per il pubblico del 2017. Anche qui la grafica rimane quella quadrettosa di un tempo, seppur con qualche effetto grafico in più, così come la geniale ironia che era alla base del successo dei titoli di un tempo, anche se con un pizzico di X-Files, Twin Peaks e altri classici cult a dare un taglio thriller/noir.

Senza infamia e senza lode
Ma c’è un ma: nei loro rispettivi generi sia Yooka-Laylee che Thimbleweed Park non aggiungono nulla di nuovo. Entrambi i titoli sono godibili, divertenti da giocare e persino in grado di resistere all’impietoso sguardo dell’infanzia, che da adulti finisce per renderci indigeste le cose che tanto ci piacevano da bambini. Un elemento che trasforma questi giochi in simulacri dei bei tempi che furono, feticci elettronici che trovano il loro principale motivo d’essere nella fedele, seppur piacevolissima, ripetizione del passato. E che ci ricordano inevitabilmente quanto ogni brano, ogni libro, ogni film, e quindi anche ogni videogame, sia figlio del proprio tempo. Forse c’è una ragione ben precisa se quel genere che ci piaceva tanto è scomparso dai radar,  lasciando il posto a qualcosa di nuovo e diverso. C’est la vie!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *